Durante le giornate più calde, la temperatura all’interno degli stabilimenti produttivi può aumentare rapidamente. I macchinari e i processi di produzione generano continuamente calore, mentre l’irraggiamento solare riscalda ulteriormente l’edificio. In queste condizioni, mantenere concentrazione, comfort e sicurezza diventa più difficile per chi lavora nei reparti produttivi.
Il caldo sul lavoro non è soltanto una questione di comfort. Uno studio italiano condotto nell’ambito del progetto Worklimate e pubblicato nel 2026, basato su un’indagine che ha coinvolto 858 lavoratori, mostra che il 50,9% degli intervistati considera il caldo un fattore importante o determinante nella perdita di produttività. Tra chi lavora in ambienti chiusi privi di climatizzazione, la percentuale sale al 60,6%. Inoltre, oltre il 40% degli intervistati non sapeva riconoscere correttamente i segnali di un colpo di calore né quali azioni intraprendere in caso di emergenza.
Il caldo può quindi avere conseguenze dirette sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e, allo stesso tempo, incidere sulla produttività e sulla continuità operativa dell’azienda.
Quando fa troppo caldo per lavorare?
In Italia non esiste una temperatura massima unica oltre la quale il lavoro sia automaticamente vietato. Secondo l’INAIL, il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, compresi quelli legati alle condizioni microclimatiche. La normativa non stabilisce limiti numerici univoci, ma richiede di considerare il tipo di attività svolta e parametri quali temperatura, umidità, temperatura radiante e velocità dell’aria.
Il Protocollo quadro per l’adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche, adottato con il Decreto ministeriale n. 95 del 9 luglio 2025, rafforza inoltre l’attenzione sulla prevenzione dei rischi derivanti dalle condizioni climatiche negli ambienti di lavoro.
Negli stabilimenti produttivi possono essere presenti molte fonti di calore aggiuntive: macchinari, forni, laser, compressori, prodotti caldi e irraggiamento solare attraverso il tetto e le facciate. Per questo è importante predisporre un piano d’azione specifico per gestire il rischio legato alle alte temperature.

Figura: Le principali fonti di carico termico in un edificio industriale comprendono l’irraggiamento solare, il tetto e le pareti, l’illuminazione, le persone, le apparecchiature, le finestre e la ventilazione o le infiltrazioni d’aria.
Come proteggere i lavoratori dal caldo?
Prevenire gli effetti del caldo richiede una combinazione di misure organizzative e tecniche. Le più recenti indicazioni dell’INAIL raccomandano di monitorare il rischio da calore, programmare le attività più impegnative nelle ore meno calde, prevedere pause regolari e garantire la disponibilità di acqua potabile. Anche la formazione dei lavoratori e l’impiego di dispositivi di protezione adeguati svolgono un ruolo importante.
Tra le misure pratiche rientrano:
• disponibilità di acqua potabile e fresca;
• pause aggiuntive quando necessario;
• adattamento degli orari e delle mansioni;
• riduzione dello sforzo fisico nelle ore più calde;
• misure tecniche per limitare l’accumulo di calore negli ambienti di lavoro.
Queste misure contribuiscono a proteggere i lavoratori, ma gli interventi organizzativi possono incidere sull’organizzazione delle attività, sulla capacità produttiva e sui costi operativi. Le misure tecniche, come l’espulsione dell’aria calda, una ventilazione adeguata e il raffrescamento delle aree di lavoro, possono ridurre la necessità di intervenire sull’organizzazione del lavoro e aiutare a mantenere condizioni interne più stabili.
Il rischio da calore deve inoltre essere integrato nella valutazione complessiva dei rischi aziendali. Nel 2026, INAIL e CNR mettono a disposizione attraverso Worklimate strumenti di previsione dello stress termico rivolti a lavoratori, datori di lavoro e responsabili della salute e sicurezza. Le mappe Worklimate permettono inoltre di consultare le previsioni del rischio da caldo in diversi scenari di esposizione.
Perché la ventilazione, da sola, non basta
La ventilazione consente di espellere dall’ambiente produttivo l’aria calda e contaminata. Nelle giornate molto calde, però, il semplice ricambio d’aria può non essere sufficiente a creare condizioni confortevoli, perché anche l’aria esterna immessa nello stabilimento può avere una temperatura elevata.
Non sempre, inoltre, è possibile tenere aperti porte e portoni: vincoli acustici, requisiti di sicurezza e procedure aziendali possono limitarne l’utilizzo.
Per ottenere un clima interno più confortevole e stabile nel tempo, una soluzione efficace deve quindi svolgere tre funzioni:
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Estrarre l’aria calda e contaminata.
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Immettere aria esterna pulita e di rinnovo.
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Raffrescare l’aria esterna prima che venga immessa nell’area produttiva.
Negli stabilimenti con un elevato carico termico interno è quindi fondamentale adottare un sistema che combini ventilazione e raffrescamento. Il raffrescamento adiabatico a due stadi offre una soluzione efficiente dal punto di vista energetico.
Come funziona il raffrescamento adiabatico a due stadi?
Nel raffrescamento adiabatico diretto, l’aria calda proveniente dall’esterno viene raffrescata in un unico passaggio grazie all’evaporazione dell’acqua. In condizioni favorevoli, questo processo può ridurre la temperatura dell’aria esterna fino a 10 °C.
Il raffrescamento adiabatico a due stadi aggiunge una fase intermedia. IntrCooll di Oxycom raffresca prima l’aria esterna in modo indiretto, senza aumentarne l’umidità; successivamente, l’aria viene ulteriormente raffrescata in una seconda fase mediante evaporazione diretta dell’acqua.
Grazie a questa combinazione, IntrCooll può raggiungere temperature dell’aria da 4 a 7 °C inferiori rispetto a un sistema adiabatico diretto, con un apporto di umidità circa dimezzato. Nei periodi più caldi, il sistema raffresca e ventila lo stabilimento immettendo il 100% di aria esterna, filtrata e raffrescata.
Consumi energetici fino al 90% più bassi
IntrCooll può consumare fino al 90% di energia in meno rispetto ai tradizionali sistemi di climatizzazione. Il risparmio effettivo dipende dalle caratteristiche dell’edificio, dal carico termico interno, dalle ore di funzionamento e dal sistema utilizzato come riferimento.
Un esempio concreto è Sinnack Backspezialitäten, dove sono state installate complessivamente 26 unità IntrCooll in tre siti produttivi. Secondo il direttore tecnico Peter Röskenbleck, l’azienda ha ottenuto un risparmio del 90% sulla bolletta energetica.
Il basso consumo energetico non incide soltanto sui costi operativi. In molti siti produttivi, la disponibilità di potenza elettrica sta diventando un vincolo sempre più importante. Minore è la potenza richiesta dal sistema di raffrescamento, maggiore è quella che rimane disponibile per macchinari, linee di produzione ed eventuali processi di elettrificazione.
Risultati concreti negli impianti produttivi
L’efficacia di una tecnologia non si misura soltanto attraverso calcoli e specifiche tecniche: conta soprattutto il risultato che riesce a garantire ogni giorno all’interno dell’ambiente di lavoro.
Presso VM Fijnmetaal, il sistema Oxycom è in funzione da tempo. Secondo Michel van Meurs, i risultati sono chiaramente «visibili e percepibili»: la qualità dell’aria rimane costante, la temperatura è più stabile e il comfort dei lavoratori migliora. Un clima interno più controllato contribuisce inoltre a sostenere l’efficienza della produzione.
Il raffrescamento adiabatico a due stadi ha dimostrato la propria efficacia anche presso Heemskerk Fijnmechanica. Le fresatrici e i torni a controllo numerico presenti nello stabilimento generano un elevato carico termico interno. Durante le giornate di caldo estremo, due unità IntrCooll hanno consentito una riduzione della temperatura fino a 14 °C (25,2 °F), secondo quanto riferito dal titolare Lucien Heemskerk. Il sistema viene descritto come una soluzione ecologica ed efficiente dal punto di vista energetico, capace di migliorare in modo concreto il comfort nell’ambiente di lavoro.

Presso 247TailorSteel, le unità IntrCooll vengono utilizzate per il raffrescamento, la ventilazione, il recupero di calore e il riscaldamento. La stessa soluzione di climatizzazione è oggi adottata in tutti i siti produttivi dell’azienda.
Questi casi applicativi mostrano un aspetto fondamentale: un sistema di raffrescamento e ventilazione non deve essere efficace soltanto sulla carta, ma deve produrre un beneficio concreto e costante nelle condizioni di lavoro quotidiane.
Dal piano d’azione contro il caldo a una soluzione strutturale
Un sistema di raffrescamento non sostituisce una corretta gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, ma può ridurre la necessità di ricorrere a misure organizzative nei periodi di caldo estremo. Rimuovendo continuamente il calore in eccesso e raffrescando le aree di lavoro, è possibile mantenere condizioni interne più stabili anche durante le giornate più calde.
Le più recenti evidenze italiane confermano che il caldo sul lavoro non è soltanto una questione di comfort. Uno studio nazionale pubblicato nel 2026 ha rilevato un’associazione tra caldo estremo e rischio di infortuni mortali sul lavoro in Italia, evidenziando criticità anche nelle attività svolte al chiuso in presenza di fonti di calore.
Il caldo può quindi avere conseguenze sulla salute e sulla sicurezza delle persone, ma anche sulla produttività e sulla continuità operativa dell’azienda.
Il vostro stabilimento è pronto ad affrontare le giornate più calde?
Sapete dove si concentrano le principali fonti di calore, come circola l’aria all’interno del capannone e quale capacità di raffrescamento è realmente necessaria?
Analizzare il carico termico, i flussi d’aria e il fabbisogno di raffrescamento permette di individuare la soluzione di climatizzazione più adatta dal punto di vista tecnico ed economico, tenendo conto delle caratteristiche dell’edificio, del processo produttivo e degli obiettivi di sostenibilità.
Parlate con uno dei nostri esperti di raffrescamento industriale per valutare le esigenze del vostro stabilimento e richiedere una consulenza gratuita.
